venerdì 29 aprile 2016

Il cavallo di Troia, la balena di Pinocchio e la comunicazione dell'archeologia

Sta avendo grossa risonanza mediatica, in queste ore, un articolo del Corriere  relativo alla teoria dell'archeologo bresciano Francesco Tiboni in merito al Cavallo di Troia, da lui interpretato come una  nave fenicia dal nome Hippos. Tesi che sarà presto pubblicata in un paper per Archaeologia Maritima Mediterranea e in un articolo divulgativo per Archeologia Viva.

Tra gli addetti ai lavori, oggi sempre più in rete grazie anche ai social network, si è rapidamente accesa un'animata discussione: che il Cavallo di Troia fosse in realtà una nave, è teoria vecchia e ampiamente pubblicata, anche in studi recenti (da ultimo J. Ruiz de Arbulo "Los navegantes y lo sagrado. El barco de Troya. Nuevos argumentos para una explicación náutica del caballo de madera." In: X. Nieto y M.A.Cau (Eds): Arqueología Náutica Mediterránea, Monografies del CASC, 8, Girona,2009, 535-551). Tiboni, esperto di navigazioni per ambiti cronologici molto antichi, porta la ricerca più in là, confutando l'idea già diffusa di una nave sacra, e riconoscendo una tipologia precisa. 

Come spesso accade, è il sensazionalismo dato alla 'scoperta', e la ricerca dello scoop in una materia che procede su ritmi diversi, a penalizzare, in ultimo, il lavoro di un bravo studioso: anche al netto delle palesi imprecisioni del giornalista (a cominciare dal vascello del sommario), è forse il tono inutilmente trionfalistico del pezzo, il racconto indianajonesco della folgorazione dell'archeologo su una pagina di Pausania, la critica agli scettici,
a indurre all'errore, deformando un'idea scientifica di sicuro fascino, ma tutta da dimostrare (attendiamo con curiosità il paper per AMM) in una scoperta storica di portata globale.

A volte, purtroppo, si è così presi dall'idea di riscrivere la storia (a scanso di equivoci: ci riferiamo qui al giornalista, non allo studioso), che si finisce per ignorare il fatto che in ogni convegno e in ogni volume di riviste scientifiche, ci sono decine di nuovi studi, reinterpretazioni, riscritture. E allora, paradossalmente, per un archeologo come Tiboni, che, per chi non lo sapesse, ha lavorato nei porti di Genova e Taranto, ha scavato relitti importanti e pubblica spesso reperti di eccezionale interesse (tra gli ultimi, alcuni alberi di navi antiche), la visibilità maggiore arriva oggi su una annunciata (e non ancora edita) rilettura di un passo omerico che, beninteso, rifletterà anche temi e immagini di un mondo lontano, ma che resta pur sempre suggestione letteraria

E allora non ce ne voglia lo studioso, non si critica qui la sua posizione. Ci si limita a rilevare che la comunicazione dell'archeologia ha ancora qualche ruggine nel districarsi tra le mille storie del passato, tutte da raccontare.

2 commenti:

  1. Vorrei non sentire mai cose del genere..ed affidarmi a quanto ci tramanda Omero, con la sua fervida immaginazione. Sminuire un epopea con una simil affermazione mi sembra alquanto stupido. Non hai inventato l'acqua calda, sig. archeologo, lo sappiamo benissimo che il tutto e' frutto della mente di omero, e d il cavallo potrebbe anche non essere un cavallo di legno..ma e' un frammento in un mare di sogni. Altrimenti dovremmo cercare di capire perche' l'armatura di achille avesse un piccolo spiraglio per la freccia avvelenata di patroclo, o che la bella elena non potesse essere l'artefice di una guerra, indotta solo dai balzelli posti sui dardanelli da priamo....e che tutto cio' che di epico ci sia stato tramdandato abbia sicuramente una spiegazione scientifico-storica...ma tant'e', sig. archeologo....i tui momenti di gloria saranno vanificati, perche' tra 100 anni tu non sarai neanche nominato negli annali di un istituto scolastico mentre i ragazzi continueranno ad entusiasmarsi per l'epopea omerica.

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    1. Omero accenna al fatto, ma è Virgilio, qualche secolo dopo a raccontare nell Eneide a raccontare dettagliatamente l avvenimento. E' cosa risaputa che tali racconti venivano tramandati a voce di generazione in generazione, così come è palese che la narrazione si arricchiva di miti, infatti la guerra di troia è storicamente documentata come una guerra nata per l egemonia e il controllo del commercio e non per il rapimento di Elena. Quindi, senza nulla togliere al racconto mitologico, ben venga l approfondimento storico se ben documentato e logicamente strutturato.

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