domenica 24 luglio 2016

Le spettacolari immagini del relitto di Acitrezza (CT)

Mentre il MiBACT si appresta a rimpinguare finalmente l'organico con 500 nuove assunzioni (da domani, a Roma, le prove preselettive del nuovo concorso), nessuna delle quali orientata nello specifico verso l'archeologia subacquea, e mentre la riorganizzazione generale del Ministero e dell'intero comparto Cultura della nazione procede, ancora una volta senza alcun riferimento esplicito al patrimonio subacqueo italiano, ci pensa, al solito, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana a mostrare cosa giace sui nostri fondali e quanti e quali eccellenti lavori si possano eseguire, investendo risorse e promuovendo competenze e professionalità.

Sono stati appena diramati alcuni degli splendidi risultati dei recenti lavori condotti sul relitto romano di Acitrezza sotto la direzione del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, con il coordinamento dell’archeologo responsabile di zona Philippe Tisseyre e con il contributo di Salvo Emma per l'elaborazione dei dati in 3D; degni di nota la collaborazione tecnica del diving “Oceano Mare” di Massimo Ardizzoni che ha realizzato le riprese, e il supporto logistico offerto dal diving DNA Shock di Catania.


Secondo quanto comunicato dalla Soprintendenza, il carico, complesso, si presenta come un cumulo di anfore di almeno cinque tipi ed è molto interessante per comprendere il commercio marittimo e le rotte di redistribuzione nell'antichità. Al carico principale, composto da anfore greco italiche “di transizione” provenienti dalla Campania o dall'Etruria, si affiancavano alcune anfore Dressel 1C (una delle quali è stata recuperata durante le operazioni) e Lamboglia 2, e alcune anfore globulari di piccolo modulo. Una composizione che suggerirebbe un itinerario con numerosi scali o, più probabilmente, l'allestimento di un carico eterogeneo in un vero e proprio hub di redistribuzione, punto di arrivo e partenza per merci provenienti da differenti settori del Mediterraneo.

La ricostruzione 3D del relitto (lungo approssimativamente 15 metri e largo 4), che giace a una profondità compresa tra 65 e 80 metri ed era stato segnalato per la prima volta nel 2011 da G. Camaggi e G. Tomasello, è frutto della rielaborazione di oltre 1500 fotografie. I lavori proseguiranno ora con l'utilizzo di un ROV e permetteranno di approfondire la conoscenza del sito, che ha restituito anche le due ancore in piombo con ceppo e contromarra dell’imbarcazione, alcune tegole e un lungo tubo di sentina disposto sopra le anfore (preziosa indicazione del processo formativo del relitto probabilmente rovesciato di tre quarti sul fondale).

Il sito, informa la Soprintendenza, regolato dall'ordinanza dalla Capitaneria di Porto di Catania 121/2011, è tuttora visitabile, a condizione di essere in possesso di brevetti tecnici e sotto la guida dei diving center autorizzati.




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